L'Esperto

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SE NON SUSSISTONO ELEMENTI PATOLOGICI SIGNIFICATIVI O MALATTIE CHE RICHIEDONO UNO SPECIFICO INTERVENTO E CONSIGLIO MEDICO, L'ASPETTO PRINCIPALE NELLA GESTIONE DEL FENOMENO 'MESTRUAZIONI' È IN GRAN PARTE DI ORIGINE PSICOLOGICA.
Come confermato da situazioni accadute, anche in nazioni più avanti della nostra ( U.S.A.) è probabile incontrare forti resistenze ad affrontare questo tipo di argomento in ricerche di tipo sociologico condotte all'interno di scuole o istituzioni scolastiche in generale. Come dimostra il lavoro della ricercatrice Anne Burrows con il suo articolo apparso 'Journal of Reproductive and Infant Psycology' ha potuto constatare che “ imbarazzo e vergogna circondano ancora un evento fisiologico che riguarda mensilmente quasi la metà della popolazione mondiale, e rendono complesso condurre studi su come viene vissuto, per esempio il menarca, ovvero il momento della comparsa del primo flusso”. Il tentativo di far riempire un questionario su questo argomento, consegnato all'interno delle scuole, si è scontrato con il rifiuto di insegnanti e genitori. Di queste cose difficilmente si parla eppure le ragazzine costruiscono una vita sociale e di relazione intorno al calendario del ciclo, evitando feste, appuntamenti, esami scolastici o gare sportive nei periodi 'a rischio'.
Ricordi legati a questo momento della vita della donna hanno una corrispondenza sul rapporto che si viene a stabilire con il corpo, con il sesso o con la fertilità. In un suo studio, apparso nel 1987 sul 'Journal Of Adolescence' Davide Pillemer dimostrava come il menarca avesse per la gran parte delle donne la vivezza tipica delle memorie legate a ricordi stressanti. Diversi studi dimostrano infatti come sia ben diverso lo stato dei sintomi che accompagna il ciclo nelle donne che stanno bene con sé stesse rispetto a quelle che lo vivono con fastidio.
L'indagine della Burrows, del 2005, sottolinea quello che è il ricordo di tutte le donne riguardo alla propria adolescenza: la comparsa del ciclo mestruale è un momento di crisi e il pensiero dominante a quell'età è cercare di non apparire 'mestruate', specialmente agli occhi dei loro coetanei maschi. Assorbenti e tamponi vengono riposti negli angoli più segreti di borse e zaini per paura che qualcuno possa scorgerli. Il timore, quasi un incubo per ogni donna rimane quello di vedere il vestito macchiato di rosso, anche quando la condizione sentimentale, sociale o familiare non lascia dubbi sulla natura sessuata della persona.

"Non è del tutto vero che il rifiuto sociale del ciclo femminile sia legato al tabù del sesso. Oggi questo è molto meno intenso, specie nella società occidentale, mentre quello del ciclo è rafforzato. É paradossale ad esempio, che in una epoca in cui le bambine tendono ad apparire femminili il prima possibile, adottando abbigliamento, trucco e atteggiamenti da donne adulte, il mestruo continui a essere vissuto come una vergogna."

dice la Burrows nella sua ricerca